Le 5 più belle canzoni di Edith Piaf

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Di Edith Piaf ce n’è una sola. Nata come Édith Giovanna Gassion nel 1915, la Piaf, che scelse tale nome d’arte in occasione del suo debutto, è stata una delle più amate cantanti francesi di genere realista. La sua voce inconfondibile gli valse il suo soprannome, piaf appunto, che si traduce come passerotto. Una voce caratterizzata da innumerevoli sfumature, cangiante e capace di interpretare la musica in modi diversi e opposti.

La vita della Piaf fu particolarmente travagliata, caratterizzata dalla malattia e dall’irrequietezza e infelicità in amore, tutto coronato persino da un tentativo di suicidio. La morte avvenne a causa di una cirrosi epatica, provocata da un massiccio uso di medicine. Ma se il corpo di Edith Piaf è scomparso, la sua voce rimarrà per sempre, ricordata dalle sue innumerevoli canzoni, fra le quali cinque spiccano più delle altre. Quelle cinque che rimarranno nel cuore dei francesi.

“La vie en rose”, celeberrima canzone cucita addosso ad Edith Piaf. Le parole della canzone, nota in tutto il mondo, vennero scritte dalla Piaf nel 1945, con il titolo iniziale di “Les choses en rose”. Fu poi il pianista Louiguy a trasformare in musica il testo, creando la celebre canzone, con un nuovo titolo, quello definitivo. L’espressione a cui si riferisce il titolo, letteralmente si traduce con “la vita in rosa”, sta a significare il vedere tutto in maniera positiva, con ottimismo. Quello stesso ottimismo e quella positività che hanno caratterizzato la vita della Piaf. La canzone è stata reinterpretata negli anni da un numero spropositato di artisti, che hanno dato vita alla loro personale versione della “vita in rosa”.

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“Hymne a l’amour”, canzone registrata nel 1950 con la musica di Marguerite Monnot. La canzone venne scritta dalla Piaf come dedica al pugile Marcel Cerdan, l’amore più grande della sua vita, morto in un incidente aereo nel 1949. Edith Piaf canto questo brano in un concerto interamente dedicato a Cerdan, interrompendosi proprio a metà del testo, colpita da un malore. La canzone è una delle più celebri, nonchè delle più tristi scritte dalla cantautrice, raccontando la tragica situazione di molte coppie divise a causa della guerra. Il brano è stato poi reinterpretato negli anni successivi. Da citare, fra gli interpreti, Nicole Martin, che fece del “Hymne a l’amour” uno dei suoi maggiori successi, e la cantante giapponese Utada Hikaru, che ha parzialmente cambiato il testo, rendendolo nella sua lingua madre.

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“Non, je ne regrette rien”, canzone del 1956 scritta da Michel Vaucaire con una musica di Charles Dumont. Il brano divenne famoso dopo essere stato interpretato dalla Piaf nel 1960. La cantante si esibì, proprio con questo brano, al teatro Olympia, che in quel tempo stava rischiando la chiusura. Le sorti del teatro si risollevarono grazie alla Piaf, che con la sua spettacolare interpretazione incanto i francesi e riporto in auge l’Olympia. La canzone doveva essere una sorta di arrivederci della cantante al mondo della musica, che avrebbe rincontrato una volta guarita, ma si trasformò in un addio, a causa della morte sopraggiunta tre anni dopo. Il testo del brano sembra essere un riassunto della vita di Edith, a cominciare dal titolo, ovvero “non rimpiango niente”.

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“Milord”, composta nel 1959 da Marguerite Monnot con parole di Georges Moustaki. Il brano è stato originariamente interpretato dalla Piaf, divenendo uno dei suoi brani più celebri, nonchè uno dei più venduti. La canzone racconta la storia di una prostituta del porto che invita un uomo dell’alta borghesia, il milord del titolo, ad avvicinarla, nonostante lo abbia visto più volte in compagnia di una donna. Il brano è stato in seguito reinterpretato da svariati artisti, in più lingue.

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“Padam Padam”, brano del 1951, con parole di Henri Contet e musica di Norbert Glanzberg. la canzone parla di un suono che si ripete nella testa e che ricorda alla cantante il suo passato, fra giovinezza e amori. Suono che viene personalizzato, finendo per essere trasformato in un uomo che la segue costantemente. Non è chiaro che suono sia, nè a cosa si riferisca esattamente il “padam” che viene ripetuto più volte nel testo. C’è chi afferma sia il suono di un cuore che batte, altri dicono sia il rumore della Parigi di Piaf, altri ancora lo etichettano come un suono onomatopeico senza senso.

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