Le 5 migliori canzoni di Jacques Brel

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Jacques Brel fu un cantautore belga di testi in francese, considerato ad oggi uno dei più grandi compositori e poeti del suo tempo. Nato in Belgio nel 1929, da una famiglia che parlava francese, Brel ebbe un’infanzia caratterizzata da insuccessi scolastici e da un grande talento nella scrittura e nella poesia. Poco più che ventenne cominciò a scrivere ed interpretare le sue prime canzoni, spesso poco apprezzate da famiglia ed amici. Poco tempo dopo si trasferì a Parigi cominciando ad esibirsi nei cabaret.

Compositore talentuoso ed artista eclettico, Brel nei suoi brani trattava i temi più diversi, passando agevolmente da canzoni allegre ad altre dai toni drammatici. Tema ricorrente dei suoi testi era l’amore, mai cantato in maniera stucchevole e sdolcinata ma, anzi, rappresentato con disillusione e realismo a volte fin troppo crudi. Dopo aver intrapreso anche la carriera di attore decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella Polinesia francese, che abbandonò in favore del comune di Bobigny poco prima della sua morte, nel 1978. Ricordato sempre come un grande poeta, Brel ha regalato alla Francia numerosi testi di rara bellezza, tra i quali spiccano alcuni capolavori. Di seguito i 5 preferiti dalla redazione di VivaParigi.

La Chanson des Vieux Amants, scritta da Brel nel 1971. È considerata una delle canzoni d’amore più belle e poetiche del cantante. La commovente canzone celebra l’amore di una, qualunque, coppia, la vecchia coppia di innamorati del titolo, ricordando i momenti passato del loro amore. Frase che risuona spesso, nel ritornello, è la dichiarazione di un amore che non si è mai spento, neppure con l’avanzare degli anni (“Je t’aime encore”, ovvero “Ti amo ancora” ). Di difficile comprensione per i giovani amanti trascinati dalla passione, il brano risulta invece lo specchio della realtà per chi vive un amore maturo. Il brano è stato reinterpretato da diversi artisti negli anni. Tra le versione più belle sagnaliamo quella di Franco Battiato.

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Ne Me Quitte Pas, brano scritto nel 1958 e pubblicato l’anno seguente. Una delle canzoni più conosciute di Brel, reinterpretata più volte sia dall’autore stesso che da altri artisti. Nel pieno rispetto dello stile del cantante, il testo è caratterizzato da toni malinconici, a causa di un amore che si sta allontanando. Già il titolo stesso, che tradotto significa “non mi lasciare”, è un evidente grido d’aiuto dai toni alquanto tristi, ripetuto più e più volte durante la canzone. L’intero brano è una richiesta, rivolta alla persona amata, di non abbandonare chi le sta donando il cuore.

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Quand on n’a que l’amour, pubblicata nell’omonimo album del 1957. È la prima canzone di successo di Brel, quella che lo consacrerà come eccellente cantautore e straordinario poeta. Più che mai intriso dello stile del cantante, il brano rappresenta una sorta di elogio nei confronti dell’amore. Nel testo viene ripetuta come un mantra la frase del titolo, ovvero “quando non c’è altro che l’amore”, frase che va a sottolineare quanto questo sentimento sia fondamentale e come sia, al tempo stesso, una soluzione alle mancanze e al dolore.

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Ces gens-là, scritta da Brel nel 1966, con, ancora una volta, tema l’amore. Il brano è caratterizzato da toni drammatici che descrivono un amore travagliato, per colpa delle ostilità della famiglia. La “gente” del titolo è, appunto, rappresentata dai membri della famiglia, di cui vengono elencati difetti, vizi e cattiverie. La descrizione del quadro familiare si conclude con il nome della giovane amata dal protagonista, che ricambia il sentimento, a cui però si oppongono proprio gli altri componenti della famiglia. Il protagonista della canzone viene additato da questi come un poco di buono nonostante, ironicamente, Sia proprio “quella gente là” ad essere piena di difetti.

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Les bourgeois, contenuta nell’omonimo album del 1962. Il brano racconta una evoluzione delle vite del narratore e dei suoi due amici, Jojo e Pierre. Partendo da una giovinezza scapestrata, in cui i tre andavano ad ubriacarsi e a prendere in giro i borghesi, si arriva ad un’età matura, in cui i borghesi vittime dello scherno sono proprio i tre amici.

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